SCENE E MAPPA DEL PRESEPE

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1) Apparizione di Mamre:

Mamre, posta a 3 km a nord di Hebron, appena fuori la strada per Gerusalemme, non è semplicemente il luogo geografico in cui si sviluppano alcune vicende della vita di Abramo. Il sito rimanda ad un ‘luogo teologico’ e diventa metafora del grembo fecondo di una partoriente che si appresta a generare il popolo dell’alleanza. Sullo sfondo di questa località, infatti, si snodano alcuni interventi decisivi di Jahvé che coinvolgono Abramo nell’economia della salvezza rendendolo padre di una moltitudine. Qui Dio: promette = dona, solennemente all’anziano patriarca che non il domestico Eliezer sarà suo erede, ma un figlio nato da lui e da Sara sua moglie, da cui scaturirà una discendenza numerosa (Gn 15,4);

2) Anna – Eli e il dono di un figlio

Anna era sterile, non poter avere figli è frustrante per tutte le donne che desiderano averne; ma lo era ancora di più nel contesto storico e culturale ebraico in cui Anna viveva. Ogni famiglia vedeva concretizzarsi nei figli la speranza di perpetuare il proprio nome. La sterilità, quindi, era considerata un disonore, una vergogna. Nel Tempio, singhiozzando, Anna parlava mentalmente con Dio.

Le labbra le tremavano mentre nel cuore pronunciava parole cariche di dolore. Pregò a lungo, confidando al suo Padre celeste tutto quello che provava. Non si limitò, comunque, a chiedergli di esaudire il suo forte desiderio di diventare madre. Desiderava con tutta se stessa essere benedetta da Dio, ma voleva anche offrirgli quello che poteva. Quindi fece un voto: se avesse avuto un figlio, lo avrebbe dedicato a Dio perché lo servisse per tutta la vita. E’ così accadde!

3) Visitazione di Maria alla sua parente Elisabetta

L’incontro di Maria ed Elisabetta e un canto di lode a Dio per il dono di questi due bambini Giovanni e Gesù, che cambieranno, in meglio, il corso di tutta la Storia dell’Umanità.

Maria ha ascoltato Dio e ha dato il suo personale contributo all’opera della salvezza accogliendo la sua missione di Madre. Alla stessa conclusione si arriva ascoltando Gesù che dice: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,19-21). Maria l’ha ascoltata, per questo è diventata Madre del suo Signore. Forse ha ragione Agostino quando dice: «La fede nel cuore, Cristo nel grembo. La sua fede ha preceduto il concepimento del Signore e in lui tutte le cose che il Signore compirà. Come Abramo con la sua fede diede inizio al popolo di Dio ed è chiamato “il Padre dei credenti” così Maria per la sua fede è “la Madre dei credenti”.

4) Giovanni è il suo nome

“Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre…
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi”. Salmo 138

Noi abbiamo un’idea molto riduttiva e giuridica di persona che genera molta confusione nel dibattito sull’aborto. Sembra che un bambino acquisisca la dignità di persona dal momento in cui questa gli viene riconosciuta dalle autorità umane. Per la Bibbia persona è colui che è conosciuto da Dio, colui che Dio chiama per nome; e Dio, ci viene assicurato, ci conosce fin dal seno materno, i suoi occhi ci vedevano quando eravamo “ancora informi” nel seno della madre. La scienza ci dice che nell’embrione c’è, in divenire, tutto l’uomo futuro, progettato in ogni minimo particolare; la fede aggiunge che non si tratta solo di un progetto inconscio della natura, ma di un progetto d’amore del Creatore. La missione di san Giovanni Battista è tutta tracciata, prima che nasca: “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore, a preparargli le strade…”.

5)  Giuseppe e Maria vanno a Betlemme

Conosciamo tutti la storia della Santa Famiglia che ci appare con tutta la tenerezza di una umile famiglia di Nazaret, le cui vicende hanno illuminata la storia dell’umanità. La loro è una vicenda di obbedienza alla Vita e alla Volontà di Dio, il quale si manifesta ai due sposi richiedendo un’immensa fede e un grandissimo coraggio. Così successe che, in questa vicenda di fede in cui l’Eterno sceglie di manifestarsi nella storia, Cesare Ottaviano Augusto ordinò il censimento degli abitanti di tutto l’Impero Romano. A causa di questo Giuseppe insieme alla sua sposa, che era in stato avanzato di gravidanza, partì da Nazaret per recarsi a Betlemme, paese dei suoi antenati, per farsi registrare. Fu solo per una circostanza apparentemente fortuita che Maria partorì a Betlemme. Non avendo trovato alloggio migliore, si sistemarono in una grotta, simile a molte altre che si trovavano nei dintorni del villaggio abitato.

6)  Natività di Gesù

“Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio”. (Sant’Atanasio)

Dice il Credo della Chiesa Cattolica: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

La Chiesa chiama “Incarnazione” il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto la nostra natura umana per realizzare, attraverso di essa, la nostra salvezza.

La nostra natura aveva bisogno di un medico, perché era caduta in una malattia. L’uomo caduto aveva bisogno di uno che lo rialzasse. Colui che aveva perduto la vita, aveva bisogno di colui che la dà. Il Verbo si fece carne per essere nostro modello di santità: “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime” (Matteo 11:29). “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). In realtà, egli è il modello delle beatitudini e la norma della Legge nuova: “Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Giovanni 15:12). La conseguenza di questo amore è il dare se stessi, completamente (Marco 8:34).

7)  La figlia di Giairo

C’è un papà disperato, Giairo, che si butta ai piedi di Gesù: “«La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva». Gesù andò con lui”.  la figlia di Giairo muore senza che Gesù sia riuscito ad arrivare in tempo: “«Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!»”. Giairo si fida, Gesù le ridà la figlia viva, e così è chiara anche la lezione: credere è saper disobbedire all’evidenza della morte. Chi ci manca non lo abbiamo perduto per sempre, a patto però che nel frattempo (di questa vita) ci fidiamo di Gesù che fa quel tratto di strada mancante con noi.

8)  La Risurrezione di Lazzaro

A Betània: Tutto avviene a Betània, un piccolo paese ai piedi del Monte degli Ulivi, vicino a Gerusalemme. In questa narrazione, la famiglia di Lazzaro, dove a Gesù piaceva essere ospitato, è lo specchio delle comunità del Discepolo Amato della fine del primo secolo. Specchio anche delle nostre comunità. Betània vuol dire “Casa dei Poveri”. Marta vuol dire “Signora” (coordinatrice): una donna coordinava la comunità. Lazzaro significa “Dio aiuta “: la comunità povera che tutto attendeva da Dio. Maria significa “amata di Javeh”: immagine della comunità. La narrazione della risurrezione di Lazzaro vuole comunicare questa certezza: Gesù porta la vita alla comunità dei poveri; Lui è sorgente di vita per coloro che credono in lui. Tra la vita e la morte: Lazzaro è morto. Molti giudei sono a casa di Marta e Maria a consolarle per la perdita del fratello. I rappresentanti dell’Antica Alleanza non portano la vita nuova. Consolano appena. Gesù è colui che porterà la vita nuova! 

9) Chiara Corbella

La vita di Chiara Corbella è ormai nota e non ci soffermeremo sugli eventi. Quello che colpisce della sua storia e che interpella tutti noi è il suo cammino di fede, vissuto nelle piccole e grandi scelte che una ragazza morta a soli 28 anni può compiere oggi, né più, né meno. Un percorso che, come tutti, ha visto Chiara passare attraverso momenti di dubbio e di incertezza, ma anche di grande consolazione. Seppure Chiara avesse ricevuto un’educazione cristiana dalla sua famiglia e nonostante sia stata sempre attiva nella comunità, il momento di cambiamento – potremmo dire di conversione in questo senso – è avvenuto quando ha compreso di dover abbandonare i suoi progetti, le sue idee, la sua organizzazione di vita, il suo voler controllare tutto e tutti e lasciarsi andare, abbandonarsi finalmente all’abbraccio provvidente di Dio: perché solo lui può tutto. Chiara ha vissuto dei momenti di profonda solitudine e proprio in questi ha trovato la consolazione, ha incontrato Gesù; si è lasciata consolare dalla Chiesa, affidandosi al suo abbraccio materno.

Chiara era una ragazza piena di vita, che amava vivere e scherzare, gioiosa.

Ecco allora che la vita di Chiara può essere testimonianza di una vita di fede, esempio per un cammino di santità cui tutti noi siamo chiamati come battezzati.