SCENE E MAPPA DEL PRESEPE

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Natale: un abbraccio di misericordia

Accanto alle tradizionali scene tipicamente natalizie che vanno dall’Annunciazione alla Vergine Maria alla Natività, con la vicenda dei pastori e dei Magi, della strage degli innocenti e della fuga in Egitto, le scene che fanno l’originalità della rappresentazione di questo anno si ispirano al Grande Giubileo della Misericordia voluto da papa Francesco ed esteso dall’8 dicembre al 20 novembre 2016: la misericordia è dunque il tema portante che caratterizza i nuovi riquadri dell’Antico come del Nuovo Testamento ma l’elemento più importante rimane il fatto che la misericordia del Padre si fa persona e storia nella vicenda terrena di Gesù che rappresenta l’abbraccio benevolente di Dio all’umanità peccatrice, stanca e sofferente. Queste note permettono di comprendere meglio il percorso che segue:

Introduzione – le parole del Santo Padre Francesco immettono il visitatore nel clima del Presepe Vivente e della sua principale intenzione di questo anno che è il dipanare di scena in scena la misericordia di Dio attraverso eventi dell’Antico e del Nuovo Testamento che formano un itinerario con al centro il Natale di Gesù;

I – Dopo il peccato Dio dona all’umanità una nuova possibilità (Gn 8, 20-22; 9, 1-17): questa prima scena ci riporta al libro della Genesi, nel momento immediatamente successivo al diluvio. Dio offre all’umanità il perdono e la possibilità di ricominciare: grazie alla disponibilità di Noè, dei suoi figli e di coloro che sono rimasti il Signore può proporre una “alleanza”, termine importante nella Bibbia che indica il rapporto tra uomo e Dio, la fede quasi come accordo, stretta di mano. Dio si impegna ad essere favorevole all’uomo e quest’ultimo, da parte sua, offre al Signore lealtà e fedeltà. L’arcobaleno che congiunge a colori il cielo e la terra diventa il segno di questo ritrovato legame e della sua positività.

II – Dio perdona il popolo idolatra (Es 34, 1-10): siamo nel deserto del Sinai, al popolo che ha rifiutato i comandamenti e, approfittando dell’assenza di Mosè, si è fabbricato il vitello d’oro Dio concede il perdono e la sua rinnovata disponibilità. Mosè sale nuovamente sul monte e vengono ricomposte le tavole dei comandamenti precedentemente distrutte: queste saranno non solo il segno della Nuova Alleanza ma anche e soprattutto il contenuto in quanto indicano che l’alleanza con Dio – la fede – ha come presupposto una vita secondo la sua parola e la sua volontà.

III – Annunciazione a Maria (Lc 1,26-38): l’abbraccio del Padre verso l’umanità bisognosa e peccatrice si rende umano, tangibile e concretamente presente nella storia attraverso l’incarnazione di Gesù. L’Annunciazione è la scena che, in più dimensioni, manifesta la misericordia del Padre che si rivela innanzitutto nella scelta della Vergine Maria, una giovane ragazza del popolo che abita in una borgata di periferia, e nel bisogno del suo sì per realizzare il disegno di salvezza sull’umanità; in secondo luogo la misericordia del Padre si manifesta nell’incarnazione e nella nascita del suo Figlio che, in questo modo, abbraccia la condizione umana andando incontro anche alla malattia, alla povertà, al peccato e senza rifiutarne nemmeno le dimensioni più pesanti quali la sofferenza e la morte.

IV – Il canto del Magnificat (Lc  1, 39-55): non appena apprende dell’inattesa gravidanza di Elisabetta, Maria si mette in viaggio e, attraversando le montagne, la raggiunge nel villaggio di Ain Karin. Anche in questo atteggiamento Maria si fa riflesso della misericordia di Dio che va incontro alle necessità umane ma sono soprattutto le sue parole proclamate nel Magnificat a dichiarare con il canto e la preghiera l’amore di Dio presente e operante nella storia per esaltare la piccolezza, l’umiltà, il servizio e svuotare di senso una vita che si affida al piacere, alla ricchezza e al comodo.

V – Il canto del Benedictus e la nascita di Giovanni Battista (Lc 15, 7-80): la scena ci conduce all’interno della casa di Zaccaria ed Elisabetta nel momento in cui la donna da alla luce il precursore, Giovanni, detto poi il Battista. Alla sua nascita il padre Zaccaria, sacerdote, che era rimasto muto per non avere creduto all’annuncio dell’angelo Gabriele che gli prospettava la futura e inattesa paternità, ritrova la parola ed esprime la lode di Dio attraverso il cantico del Benedictus, meno conosciuto del Magnificat, eppure un vero e proprio capolavoro letterario e teologico che ha al centro la visita di Dio all’umanità mediante il Figlio Gesù presentato come “sole che sorge per rischiarare quelli che sono nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace”.

VI – Vita quotidiana a Betlemme: ci troviamo di fronte ad una scena di passaggio che ci permette però di collocarci ancora meglio nell’ambiente del tempo e di accostarci alle scene centrali. E’ presentata la città di Betlemme con le sue attività quotidiane dal mercato, al lavoro degli artigiani, ai momenti di svago dei bambini e degli adulti.

VII – Annuncio ai pastori (Lc 2, 8-15): la misericordia del Padre che ha scelto una semplice ragazza del popolo che abita nell’estrema periferia nord della Galilea per divenire la madre del suo Figlio fatto uomo nuovamente manifesta la logica della misericordia nel mettere al centro i pastori, una categoria esclusa dalla vita sociale perché considerata impura per il contatto con gli animali. Essi non potevano nemmeno testimoniare nei tribunali, la loro parola non era ritenuta affidabile, eppure vengono scelti da Dio come primi destinatari dell’annuncio natalizio e pertanto anche come primi testimoni. La misericordia di Dio sfonda le barriere dei pregiudizi umani che si fondano su classificazioni economiche e sociali.

VIII – Natività (Lc 2, 16-20): è il cuore degli eventi natalizi anzi, l’Evento per eccellenza, e pertanto non solo è al centro dell’itinerario costituito dal presepe vivente ma la sua importanza è anche sottolineata dalla vastità della scena, dalla concentrazione di luci, di musiche e di personaggi, tutti rivolti verso quella capanna nella quale è nato il Salvatore del mondo. Non ci sono ricchi e potenti ad accoglierlo ma semplici persone del popolo che sembrano la categoria privilegiata e più disponibile ad accogliere la misericordia del Padre che in Gesù e donata all’intera umanità.

IX – Strage degli innocenti e fuga in Egitto (Mt 2, 13-23): da diversi anni questa scena non veniva più rappresentata sia per la difficoltà che comporta sia perché sembra introdurre nella gioia del Natale un elemento di tristezza e di crudeltà che istintivamente si vorrebbe accantonare. Ma la realtà non si può dimenticare: non tutti, allora come oggi, si sono lasciati e si lasciano intenerire dalla dolcezza del bambino Gesù, c’è anche chi lo rifiuta, chi lo ignora, chi lo teme, chi non si lascia afferrare dal suo amore e pertanto non riesce nemmeno ad amare l’umanità; in questo modo la misericordia viene umiliata e calpestata, mandata in esilio dalla vita esattamente come il bambino e la Sacra Famiglia che sono costretti a fuggire in Egitto.

X – Gesù proclama l’anno di grazia del Signore (Lc 4,14-30): inizia con questa scena la rappresentazione della vita di Gesù adulto. Siamo nella sinagoga di Nazaret, il luogo di culto del popolo d’Israele collocato nella città dove Gesù ha trascorso gran parte della sua vita: qui il Signore, durante la liturgia del Sabato, proclama le parole del profeta Isaia che annuncia “un anno di grazia del Signore per liberare gli oppressi, ridonare la vista ai ciechi, rimettere in libertà i prigionieri” e attribuisce queste parole presentandosi come colui che le realizza pienamente. Gesù parla di un anno di grazia ricollegandosi alla tradizione degli antichi Giubilei ma di fatto, da quel momento in poi, il tempo di grazia non è mai terminato, è sempre a disposizione di chiunque voglia fare spazio a Gesù accogliendolo come il Signore della propria vita.

XI – Vocazione di Levi e pasto con i peccatori (Lc 5,27-32): ci troviamo dinanzi alla prima delle tre scene volutamente pensate per incarnare la misericordia come attenzione che raggiunge il peccato, l’emarginazione e la malattia. Gesù non è venuto “per i sani ma per i malati”: la sua missione è raggiungere e incontrare soprattutto l’umanità peccatrice perché si senta amata dal Padre, trovi la spinta per cambiare vita e passare dal peccato alla grazia. Lo manifesta chiaramente questa strana vocazione con la quale Gesù sceglie un pubblicano –comunemente ritenuto ladro- lo chiama al suo seguito e, nel contempo, non si vergogna di accettare l’invito a tavola per condividere la mensa anche con altri peccatori perché per questo il Signore si è fatto uomo, per non far mancare a nessuno la vicinanza della misericordia del Padre.

XII – L’adultera perdonata (Gv 8, 3-11): una scena forte per la presunzione di coloro che vorrebbero lapidare questa donna colta in adulterio ma penalizzata da sola, come se l’uomo con cui è stata trovata non avesse nessuna colpa; per la violenza del giudizio e della lapidazione; per la grossolanità con cui trascinano quasi di peso la donna e la buttano spogliata in mezzo alla piazza dimenticando completamente il pudore e il rispetto che ad ogni persona sono dovuti. A questo quadro si contrappone la delicata umanità di Gesù che non pronuncia nemmeno una parola finché non rimane solo con la donna, recupera con lei un rapporto confidenziale e rispettoso ma soprattutto mette gli accusatori di fronte alla propria coscienza con la famosa frase “chi è senza peccato scagli per primo la pietra” che porta a guardarsi dentro, a deporre i sassi e ad andarsene.

XIII – I lebbrosi (Lc 17, 11-19): la rappresentazione mette in luce l’attenzione di Gesù verso la malattia che, nel caso della lebbra, era anche emarginazione e condanna alla solitudine. Il Signore non compie gesti eclatanti e non cerca fama ma, con un gesto semplice, restituisce pienezza di vita a quegli ammalati. Uno solo però sembra apprezzare quello che avviene e cerca Gesù non solo per comodo, nel momento del bisogno, ma anche dopo per esprimere la gratitudine e la lode: ma questo lebbroso è anche un samaritano, un appartenente al popolo d’Israele ma considerato inferiore. In questo modo la vicenda dimostra che talvolta il bene, la gratitudine e la riconoscenza vengono da coloro nei quali non ci aspettiamo di trovarli e per questo occorre sempre essere aperti di mente e prudenti nel giudizio.

XIV – Il giudizio universale ci verifica sull’amore (Mt 25, 31-40): siamo alla fine di un percorso che ci ha permesso di contemplare alcuni momenti che rivelano la misericordia di Dio nella storia della salvezza, dagli inizi dell’umanità al farsi uomo di Gesù, alla sua proposta donata all’umanità di ogni tempo ed è a questa umanità, anche a noi, che l’ultima scena si rivolge in maniera più diretta per ricordarci che la misericordia manifestata e donata nel Natale di Gesù ha bisogno ancora oggi di essere accolte e vissuta da chi si ritiene suo discepolo attraverso l’attenzione concreta alle persone e ai loro bisogni. Questa misericordia permette una crescita interiore personale ma soprattutto dell’intera società.