SCENE E MAPPA DEL PRESEPE

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1.PROFEZIA DI MICHEA SU BETLEMME E LA NASCITA DEL MESSIA

Considerato uno dei profeti minori dell’Antico Testamento, Michea= Michele significa «Chi è come Dio?», una domanda retorica, quasi provocatoria, che ci fa riflettere sull’unicità di Dio. Nessuno può essere come Dio, o avere la pretesa di essergli simile.

Svolse la sua attività di profeta durante i regni di JothamAcaz ed Ezechia tra il 737 a.C. ed il 690 a.C. Nacque in un piccolo villaggio a sud di Gerusalemme e fu lì che Dio gli si rivelò. Egli crebbe nell’ambiente di una classe sociale di poveri lavoratori, una piccola comunità rurale. Michea rivela ciò che il Signore gli ha affidato riguardo il Messia:

«Ma da te, o Betlemme […] uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni […] egli sarà grande fino all’estremità della terra. Sarà lui che porterà la pace» (5:1-4).

2. PROFEZIA DI ISAIA

Il profeta Isaia è quello che più di tutti ci offre una serie di annunci messianici in cui possiamo scorgere quasi in filigrana la figura e le opere di Gesù stesso. La sua nascita verginale (cap 7), l’annuncio della sua venuta a portare la pace cap 9), la sua opera sorretta dal dono dello Spirito (cap 11), la sua opera messianica di liberazione dal male (cap 61), la sua passione, morte ed esaltazione (cap 53).

La figura di questo profeta può diventare familiare ai bambini attraverso la liturgia soprattutto nel tempo dell’Avvento. È lui infatti che ci prepara al Natale e annuncia con gioia la venuta del salvatore Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi.

3. ANNUNCIAZIONE A MARIA

Maria, piccola donna, nella sua umile condizione sociale, accoglie l’Autore della Vita: Dio!

Maria alle parole dell’Angelo: “nulla è impossibile a Dio”, si lancia nel progetto che Dio gli ha fidato: essere la madre del verbo Eterno il Figlio di Dio Benedetto!

4. L’ANNUNCIO A GIUSEPPE

Giuseppe non è una figura marginale, messa là come una persona per far numero in una famiglia, ma come leggiamo nel Vangelo di Matteo, l’Angelo Gabriele, è mandato in sogno anche a lui per indicargli la sua vocazione, quella di essere : padre=custode=protettore e guida del Figlio di Dio! Anche Giuseppe come Maria ha la stessa vocazione al Progetto di Salvezza che Dio ha progettato dall’Eternità! E con entusiasmo, superata la paura iniziale, Giuseppe come Maria si abbandona ad pronunciare il suo: Eccomi al Signore!

5. IL LAVORO E LA QUOTIDIANITÀ A BETLEMME

LE CASE AL TEMPO DI GESÙ Le case erano molto semplici, fatte di mattoni di fango e poi intonacate.Uomini e animali condividevano lo stesso spazio abitativo.

6. ANNUNCIO AI PASTORI

Per gli Ebrei, i pastori erano persone impure, per il lavoro che svolgevano, sempre al pascolo e non si fermavano neanche il sabato, ritenuto per loro giorno Santo per Dio, e per latri motivi i pastori erano persone indesiderate messe al margine della società e della religione. Ma guarda caso, l’Angelo Annuncia proprio a loro la nascita del Salvatore a Betlemme! Come dice San Paolo ai Corinti:   1, 26-31Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. 27Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, 28Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, 29perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. 30Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, 31perché, come sta scritto:

Chi si vanta si vanti nel Signore.”

7. LA NATIVITÀ

Nella stanza, dice il Vangelo, non cera posto per partorire, allora Maria partorisce nella stalla che era dietro alla stanza principale e con la mangiatoia dove mangiavano il bue e l’asino, Maria fa la culla per il Bambino Gesù!

Gesù bambino diventa il centro di gravità di tutti coloro che entrano nella stanza! La sua luce illumina ogni volto=vita dei personaggi che visitano il Bambino, dai pastori ai Magi, ma anche su di noi, quella luce della Grazia di questo bambino, illuminerà i nostri cuori bui dall’oscurità del male che trova posto in noi, perché noi lasciamo entrare il buio del male invece della luce del bene che scaturisce da questo bambino di Betlemme di nome Gesù=Dio Salva!

8. GESU’ E I BAMBINI

(Lc 2, 51-52):

Gesù, partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.  E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Questa crescita di Gesù in sapienza e grazia, viene manifestata quando Gesù ha 30 anni di vita, quando inizia la sua attività evangelizzatrice difatti tutti dicevano:«Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?(Mc 6, 1-6)

Questa sapienza e grazia gli veniva anche dall’educazione che Giuseppe e Maria gli hanno dato nella sua crescita umana, possiamo dare anche noi ai nostri figli la stessa educazione ricevuta da Gesù, se anche i genitori come Giuseppe e Maria di Nazareth, alimentano nel figlio/a la fede nel Signore con la testimonianza del loro amore tra di loro e in Dio, i valori che i nostri nonni ci hanno trasmesso, valori che essi hanno ricevuto dalla Fede in Gesù Cristo e nella Chiesa.

Se vogliamo dare cose buone ai nostri figli/e, non possiamo non alimentare la loro fede!

Come Dio può farsi conoscere dai bambini?

Attraverso i gesti di bontà degli adulti.

Dio parla di sé attraverso le persone, i fatti, le cose.

A contatto con i genitori, i bambini assimilano sempre un certo modo di vedere la realtà.

9. GUARIGIONE DEL LEBBROSO

(Mc 1, 40-41):

Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». 41Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».

Gesù con tutto il cuore vuole guarire ognuno di noi, da che cosa?

Soprattutto dalla infelità che ci tiene prigionieri nella lebbra del nostro egoismo e arroganza che ci separano pian piano da tutti i nostri cari ed amici.

Quando veniamo a Gesù, sarà Lui a scegliere il modo migliore per aiutarci. Non sarà sempre il modo che abbiamo immaginato noi, perché le sue vie non sono le nostre vie, e i suoi pensieri sono tanto più alti dei nostri pensieri. Però, Gesù sa sempre qual è la cosa giusta, ed è onnipotente, e quindi capace di fare sempre quello che Egli vuole fare per noi, nella sua bontà.

10. L’INCONTRO CON IL CIECO DI GERICO

(Mc 10,46-52):

46E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

49Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». 52E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada.

Analogie fra la storia di Bartimeo e la nostra

La riflessione sul possibile percorso della fede di Bartimeo può aiutarci a cogliere le analogie fra la sua storia e la nostra.

Anche lungo il corso della nostra vita possono sopraggiungere dei momenti di buio nei quali tutte le nostre certezze vengono meno e come ciechi siamo costretti a procedere a tentoni senza sapere bene che senso dare ai nostri giorni, ci ritroviamo prigionieri della nostra povertà e dei nostri limiti, non sapendo più cosa sperare e da chi sperare. Anche per noi la vita può riservare dei momenti di emarginazione, di umiliazione e di incomprensione. Anche noi potremmo trovarci a combattere, con alterne vicende, l’insidiosa battaglia contro la disperazione.

In questa battaglia la storia di Bartimeo può esserci di aiuto e di conforto perché ci invita a credere e a sperare nonostante tutto; credere che anche nella nostra vita, nonostante il buio che ci avvolge, è nascosto un progetto di luce e sperare che, prima o poi, il Signore scenda fino alle profondità in cui ci troviamo per dissipare ogni tenebra e guarire ogni nostro male. Se vorremo credere e sperare nel Signore, verrà il giorno in cui dirà anche a noi: La tua fede ti ha salvato.

Che noi impariamo a vivere di fede anche nelle situazioni umanamente impossibili è una cosa a cui il Signore tiene particolarmente. Basta pensare come il patriarca Abramo sia stato più volte condotto ad affrontare situazioni attraverso le quali non sarebbe riuscito a passare senza una grande fiducia nei disegni di Dio e queste esperienze hanno fatto di lui un padre nella fede. Il culmine della sua grandezza ci è manifestata nel momento in cui Dio, entrando apparentemente in contraddizione con la sua promessa, gli chiede in sacrificio il figlio Isacco, allora Abramo giunge a pensare che se Dio esigeva la morte di Isacco sarebbe anche stato capace di farlo risorgere (Eb 11, 19).

11. SCENA DI CARITÀ CON MADRE TERESA

Questi sono i modi con cui possiamo mettere in pratica l’umiltà: parlare il meno possibile di noi stessi; rifiutare di immischiarci negli affari degli altri; evitare la curiosità; accettare allegramente le contraddizioni e le correzioni; passare sopra agli errori altrui; accettare insulti e offese; accettare di venir disprezzati, dimenticati e non amati; non cercare di essere particolarmente prediletti e ammirati; rispondere con gentilezza anche se provocati; non calpestare mai la dignità di nessuno; cedere alla discussione, anche se si ha ragione; scegliere sempre ciò che è più difficile.

(Madre Teresa di Calcutta)